Jazz in un giorno d’estate
Marcello Lorrai
10 luglio 2017
Montreux 1970: Dexter Gordon (prima parte)

Dalla quarta edizione del festival vengono ricavati due album ..importanti: un secondo album dal vivo a Montreux di Bill Evans (vedi ..podcast del 18 e 19 luglio), e At Montreux di Dexter Gordon, uno dei ..grandi sax tenori della vicenda del jazz: messo fuori gioco dall’eroina ..e a più riprese in prigione negli anni cinquanta, Gordon era risorto a ..New York nei primi anni sessanta, e dal ’63 è in Europa. E’ in mezzo a ..questi suoi anni di permanenza nel vecchio continente che si colloca ..l’esibizione a Montreux del sassofonista, che poi nell’86, qualche anno ..prima della morte, sarà scoperto anche dal grosso pubblico grazie al suo ..ruolo di protagonista del film Round Midnight di Bertrand Tavernier. ..(prima parte)..A cura di Marcello Lorrai

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GLI ULTIMI PODCAST
16 luglio 2019
 
Jazz in un giorno d’estate del mar 16/07

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15 luglio 2019
 
Jazz in un giorno d’estate del lun 15/07

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12 luglio 2019
 
Perugia 1987: Gil Evans e Sting (terza parte)

Nel 1987, quando si presentò a Umbria Jazz, Sting aveva trentacinque anni, giusto quaranta in meno di Gil Evans, che ne aveva compiuti settantacinque in maggio. Sting era indubbiamente una star: un po’ più strano lo status di Gil Evans. Il nome di Evans era inscritto negli annali della storia del jazz già da decenni: alla fine degli anni quaranta Evans aveva contribuito in maniera importante alla serie di registrazioni di Birth of the Cool di Miles Davis; poi tra la fine degli anni cinquanta e i primi sessanta Evans aveva arrangiato la musica e diretto l’orchestra in capolavori di Davis come Miles Ahead, Porgy and bess, Sketches of Spain, Quiet Nights. Ma Evans non era mai diventato uno dei grandi bandleader popolari nel jazz come Ellington, Basie, Goodman, Kenton. E’ praticamente solo a partire dall’ingaggio allo Sweet Basil nell’83 che Evans riesce a tenere regolarmente unita una band e che diventa un bandleader di grido. Il culmine della sua popolarità Evans lo tocca proprio con il concerto con Sting a Umbria Jazz. Purtroppo Gil Evans sarebbe mancato molto presto, nel marzo dell’anno successivo. In questa puntata ascoltiamo Consider Me Gone, che era uscito nel primo album solista di Sting, e poi dei brani dei Police, una medley di Murder by Numbers e Synchronicity, quindi Roxanne.

11 luglio 2019
 
Perugia 1987; Gil Evans e Sting (seconda parte)

Il materiale interpretato nella serata dell’11 luglio fu messo a punto nei mesi precedenti l’evento perugino. La scelta dei brani da mettere in scaletta risultò in equilibrio fra i repertori di Gil Evans e di Sting. Up From the Sky e Little Wing di Hendrix e There Comes a Time di Tony Williams facevano parte del repertorio dell’orchestra, ed erano i brani che Sting aveva cantanto con la band di Evans allo Sweet Basil. Altri brani erano invece pescati dal repertorio dei Police. E poi c’era Strange Fruit, che non era nel repertorio né di Evans né di Sting. Gil Evans, che nel maggio aveva compiuto 75 anni, era stanco e molto impegnato: chiese quindi di arrangiare i brani dei Police alla giovane Maria Schneider, da un paio d’anni sua copista e assistente (sarebbe poi diventata una affermata bandleader), riservandosi invece di arrangiare personalmente Strange Fruit. Poi la notte prima delle prove chiese alla Schneider di occuparsi anche di Strange Fruit. Fu solo alle prove che Sting scoprì che i brani non erano stati arrangiati da Evans ma dalla Schneider: Sting apprezzò nondimeno il lavoro della Schneider, che peraltro si era allontanato non poco da un nastro registrato che Sting aveva messo a disposizione. Nella puntata di oggi ascoltiamo un brano dei Police, Shadows in the Rain, Little Wing (in cui Sting cita anche From Me to You dei Beatles) e There Comes a Time.

10 luglio 2019
 
Perugia 1987: Gil Evans e Sting (prima parte)

La più memorabile fra le edizioni della seconda stagione di Umbria Jazz, quella degli anni ottanta, è l’edizione dell’87. Nell’87 torna per la terza volta Miles Davis, ma c’è anche una sua vecchia conoscenza, Gil Evans: il grande bandleader tiene banco con la sua orchestra nel corso di diverse indimenticabili serate alla chiesa di San Francesco al Prato, ma prima, l’11 luglio, si esibisce allo stadio della città assieme a Sting, un evento che Umbria Jazz propone in esclusiva, e che la Rai trasmette in diretta. Nel 1983 Gil Evans aveva accettato un ingaggio settimanale con la sua orchestra al newyorkese Sweet Basil, e rodata da questo e altri ingaggi la cosiddetta Sweet Basil Band fa epoca. Fra l’85 e l’86 Sting fa visita a Gil Evans allo Sweet Basil, e il vecchio maestro gli propone di cantare in alcuni brani con l’orchestra, cosa che avviene in un paio di serate. Le comparsate di Sting allo Sweet Basil con l’orchestra di Sting fanno notizia e a Carlo Pagnotta, patron di Umbria Jazz, viene l’idea di proporre l’accoppiata Gil Evans/Sting a Perugia: operazione non facile, che però Pagnotta riesce a condurre in porto, e che richiama allo stadio di Perugia circa 25mila spettatori, il pubblico più grande mai avuto da Gil Evans. Nella puntata di oggi ascoltiamo l’introduzione dell’orchestra di Evans, poi Up From the Sky di Jimi Hendrix, e quindi Strange Fruit, il drammatico brano che parla di un linciaggio che Billie Holiday aveva inciso nel 1939.

09 luglio 2019
 
Perugia 1989: Miles Davis (seconda parte)

Fra i brani del concerto di Perugia nell’89 Tutu, il brano che apriva e aveva dato il titolo all’album di Davis uscito nel 1986. Il titolo era un riferimento all’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu: il disco era uscito negli anni culminenti della lotta contro l’apartheid in Sudafrica. Verso la fine del brano uno dei musicisti esclama: “free South Africa!”, e Miles, con la sua inconfondibile voce roca, risponde: “right!”.

08 luglio 2019
 
Perugia 1989: Miles Davis (prima parte)

C’è stato un arco di anni molto fortunato, fra l’84 e il ’91, in cui per molti appasionati estate era diventato sinonimo di Miles Davis. Dopo la svolta elettrica della fine degli anni sessanta, Miles Davis porta avanti la sua musica in maniera sempre più visionaria. Poi alla metà degli anni settanta il ritiro dalle scene: che torna a calcare all’inizio degli anni ottanta. I primi concerti italiani dopo il rientro, a Roma nella primavera dell’82, sono un avvenimento. A partire dall’84 poi Davis ogni estate viene regolarmente in tour in Europa. E’ così anche nel ’91, ma due mesi dopo l’ultimo concerto italiano, alla fine di settembre arriva la notizia della sua morte. I concerti di Miles Davis sono stati una delle maggiori attrattive della seconda stagione di Umbria Jazz, quella degli anni ottanta: Davis è per la prima volta ad Umbria Jazz nell’84, torna nell’85, poi nell’87, e infine nell’89. Sono di quest’ultima esibizione i brani che ascoltiamo nelle puntate di oggi e domani: si comincia con Human Nature, l’hit di Michael Jackson che era diventato un classico nell’interpretazione che Davis ne aveva dato nel suo album You’re Under Arrest.

05 luglio 2019
 
Pescara 1972: Charles Mingus e John Lewis

Protagonista tra i più straordinari e creativi della vicenda del jazz, Charles Mingus negli anni settanta fu spesso in Italia e divenne uno dei beniamini del pubblico di allora: per la bellezza della sua musica ma anche per la sua personalità. Figura carismatica, Mingus era proverbiale anche per il suo carattere non facile – di cui non mancò di dare illustrazione anche a Pescara nel luglio del ’72 – carattere che non impediva però a tanti appassionati e addetti ai lavori di avere per lui una sorta di speciale venerazione. In una jam session notturna all’Esplanade Club, dopo essersi esibito al festival, Mingus suona con i musicisti del suo gruppo, fra cui Charlie McPherson al sax, ma al pianoforte siede John Lewis, il leader del fortunato Modern Jazz Quartet.

04 luglio 2019
 
Pescara 1973: Dexter Gordon e Dave Liebman

Nei primi anni del festival del jazz di Pescara, nato nel ’69, i personaggi che avevano fatto la storia del jazz c’erano ancora quasi tutti, e il mondo del jazz era meno frenetico di oggi: così spesso grandissimi jazzmen invitati al festival si trattenevano a Pescara per un po’ di giorni, apprezzavano l’atmosfera rilassata della riviera adriatica, e spesso suonavano in jam session dopo i concerti in cartellone o nei giorni successivi. Nel luglio del ’73, all’Esplanade Club, una di queste jam session è l’occasione per un incontro eccezionale fra due straordinari sax tenori: Dexter Gordon e Dave Liebman. Gordon aveva cinquant’anni: era stato uno dei primi ad abbracciare negli anni quaranta il nuovo linguaggio del bebop, e col suo sax tenore aveva influenzato quelli di Sonny Rollins e di Coltrane e dagli sviluppi delle loro ricerche era stato poi a sua volta influenzato; qualche anno prima della morte fu l’attore protagonista del film Round Midnight di Bernard tavernier, uscito nell’86. Liebman aveva invece ventisette anni, e l’anno precedente era stato ingaggiato da Miles Davis nel momento più visionario della fase elettrica del trombettista.

03 luglio 2019
 
Pescara 1969: Bill Evans (terza parte)

Con la morte in un tragico incidente del contrabbassista Scott LaFaro, nel ’61 si chiude la magica esperienza del trio di Bill Evans con LaFaro e con Paul Motian alla batteria: per il pianista è un colpo durissimo, artisticamente e umanamente. Una nuova felice stagione del trio di Bill Evans si apre nel ’66, quando Evans scopre un giovane bassista portoricano, Eddie Gomez, che sarebbe rimasto per undici anni accanto al pianista. Per un certo periodo il trio fu completato alla batteria da un altro giovane portento, Jack DeJohnette (è DeJohnette che figura nel live a Montreux del ’68): la maggiore estroversione di Gomez e DeJohnette rispetto ad altri che li avevano preceduti al basso e alla batteria conferisce una maggiore estroversione all’insieme della musica del trio di Evans, apprezzata dal pubblico e dalla critica. Poi nell’autunno del ’68 DeJohnette lascia per nuove avventure – sarà con Miles Davis nella svolta elettrica del trombettista – e viene rimpiazzato da Marty Morell, e anche con lui rimane questa maggiore estroversione, lo slancio, la freschezza giovanile che sentiamo anche a Pescara nel ’69…Come bonus della puntata un brano della Big Band di Gil Cuppini registrato all’Universal Club di Marina di Carrara nell’estate del ’68. Con il batterista la crème del jazz italiano dell’epoca: fra gli altri Soana, Valdambrini, Piana, Masetti, Basso, Volonté, Azzolini….

02 luglio 2019
 
Pescara 1969: Bill Evans (seconda parte)

Con gli storici festival americani di Newport e Monterey, con i dischi che vengono ricavati dalle esibizioni a queste manifestazioni, negli anni cinquanta si afferma la formula degli album live, che in precedenza nel jazz non era affatto scontata. A partire dalla seconda edizione, anche il festival svizzero di Montreux sfrutta a fondo il rapporto con produzioni discografiche che documentano concerti alla rassegna: gli album attirano l’attenzione sul festival, ne fanno crescere il prestigio e ne amplificano la popolarità. Lo stesso non avviene invece nei festival italiani: la pubblicazione di album ricavati da esibizioni ai nostri festival – qui ci interessano quelli estivi, ma il discorso vale anche per quelli di altre stagioni – è stata un fatto più occasionale e sporadico. Ed è forse emblematico un confronto tra la vicenda del live che documenta Bill Evans a Montreux alla seconda edizione del festival, nel ’68, e quella del disco che esce dalla esibizione di Bill Evans a pescara nel ’69. Montreux ha un album di rilievo pubblicato tempestivamente da un’etichetta di prestigio, la Verve: esce nello stesso 1968, e nel ’69 il disco ottiene importanti riconoscimenti. Usciranno poi altri due live ricavati da esibizioni di Bill Evans in successive edizioni di Montreux. Le cose con l’esibizione di Pescara vanno molto diversamente: l’esibizione, registrata solo ai fini di una trasmissione radiofonica, appare invece chissà come nel ’77 in Giappone in una edizione non ufficiale, e di questo Bill Evans rimane molto contrariato. Poi l’esibizione di Evans è uscita sempre in maniera non ufficiale su altre etichette, in Brasile e in Italia, ed è stata riproposta una quindicina di anni fa dalla Lonehill Records.

01 luglio 2019
 
Pescara 1969: Bill Evans (prima parte)

Il primo festival del jazz della storia di questa musica è quello di Nizza nel 1948: è un festival invernale, al chiuso, che si svolge in febbraio, e che rimane un episodio isolato. E’ poi Newport che con la sua prima edizione del ’54 impone negli Stati Uniti e a livello internazionale l’idea sia di un festival del jazz che di un festival del jazz all’aperto, estivo. Concetto che verrà ribadito in California nel ’58 da Monterey. L’Europa entra nel campo dei festival del jazz innanzitutto con delle manifestazioni non estive: dal ’55 si tiene a Sanremo nei primi mesi dell’anno, un festival di notevole interesse, che proseguirà fino al ’66. Intanto negli anni sessanta in Europa si diffondono grandi festival invernali, tradizionalmente autunnali, in grandi città e capitali: in Italia quelli, di rilievo europeo, di Milano e Bologna. Ma negli anni sessanta anche in Europa comincia ad emergere la formula del festival del jazz estivo: nel ’60 nasce il festival di Antibes/Juan Les Pins, in Costa Azzurra, nel ’67 quello di Montreux, sulle rive del lago di Ginevra. La combinazione festival del jazz e estate, e spesso anche mare, che oggi ci sembra così ovvia, prenderà sempre più piede, e prenderà piede moltissimo in Italia negli anni settanta, facendo dell’estate la stagione per eccellenza dei festival del jazz: ma quando Pescara esordisce nel ’69 si tratta di un caso pionieristico per l’Italia. Il cartellone è di tutto rispetto: nella serata inaugurale, il 18 luglio 1969, si esibisce il trio di Bill Evans.

 
 
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