olimpiadi a milano

O vincono anche i poveri, o sarà una sconfitta

martedì 25 giugno 2019 ore 10:34

Arco della Pace, Milano, la sera in cui alla città sono state assegnate le Olimpiadi invernali del 2026. Decine di persone che corrono, si allenano, fanno ginnastica sui gradoni dell’anfiteatro. Corpi curati, abbigliamento sportivo alla moda. Una camionetta dell’esercito pattuglia senza sosta. Milano è una città che corre. Corre come mai nessuna città in Italia, in epoca moderna, ha corso. È una città entusiasta di sé, proiettata in Europa e nel mondo, pervasa da una ideologia precisa: l’ideologia della crescita, del successo, del futuro come onda da cavalcare. Nulla di nuovo rispetto al passato anzi sì, una differenza enorme esiste. In questi anni è la sinistra, la parte più consistente di essa, che ha guidato e guida il processo politico, economico, sociale. Le Olimpiadi rappresentano il coronamento di un percorso che era iniziato con Expo e che ha coinciso al tempo stesso con la definitiva trasformazione della città e con il successo delle amministrazioni di centrosinistra.Milano è a un passaggio storico. In città arriveranno fiumi di denaro, miliardi di Euro, concentrati sul settore immobiliare. Non sono solo le Olimpiadi. È il modello vincente della città bella, smart, innovativa. Un modello internazionale. Il modello Londra, come amano ripetere gli esegeti.A Londra però fanno i conti con i danni di quel modello, con il suo lato oscuro. Una città solo per i ricchi e i ricchissimi, con i poveri allontanati, espulsi. Un peso da sopportare. A Londra e in altre città europee che hanno affrontato questo processo di trasformazione prima di Milano oggi la politica si interroga su come porre rimedio al lato oscuro del successo. Milano e la sua classe dirigente politica dovranno dare risposte concrete a chi, povero o impoverito, tagliato fuori dal circuito del successo, vede nelle Olimpiadi, nei grattacieli, nella celebrazione della ‘bella Milano’ un pericolo e un mondo ostile. A partire dal principale dei problemi: quello dell’abitare. È un’occasione importante, un momento decisivo: quello dell’affermazione o del fallimento del ‘modello Milano’ teorizzato dal centrosinistra negli ultimi dieci anni. Se il centrosinistra saprà includere gli ultimi e gli esclusi, avrà vinto. Altrimenti, sarà la sconfitta di una classe dirigente

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